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Un pianeta affamato

E’ difficile immaginare che ancora oggi si può morire di fame e invece la fame è ancora una delle principali cause di morte nel mondo. Lo rende noto la Fao, l’organismo dell’Onu che si occupa di contenere la piaga della carenza di cibo nel mondo. Le stime per il 2009 sono state riviste al rialzo: 1,02 miliardi sono gli affamati, oltre 100 milioni sopra il livello dell’anno scorso. Se non verranno adottate subito misure sostanziali e durature, sottolinea l’agenzia Onu, non verrà raggiunto l’obiettivo sottoscritto da 180 Paesi presenti al vertice mondiale dell’Alimentazione nel 1996 di ridurre entro il 2015 il numero delle persone sottonutrite nel mondo.
Si tratta, soprattutto e come prima cosa, di una vergogna sul piano morale. Com’è possibile che nel XXI secolo, dopo aver viaggiato sulla Luna, non siamo in grado di sfamare la popolazione della Terra? I politici devono peraltro rendersi conto che il fenomeno della fame nel mondo è collegato agli effetti della crisi economica e ai cambiamenti climatici in corso, una situazione, questa, che getta lunghe ombre sulla comunità mondiale.
Di recente, al G-8 dell’Aquila, i leader mondiali si sono impegnati ad agire con l’urgenza necessaria per conseguire una sicurezza alimentare globale sostenibile e, per il prossimo triennio, sono stati stanziati in totale 20 miliardi di dollari.
Anche la Commissione europea ha fornito una risposta, finanziando la sicurezza alimentare tramite una serie di strumenti. Lo strumento alimentare di cui la Ue si è dotata lo scorso anno mobilita fondi aggiuntivi per 1,5 miliardi di dollari destinati a contrastare, in tempi brevi, l’aumento dei prezzi alimentari.
Occorreranno notevoli investimenti affinché l’agricoltura possa adeguarsi con successo alle mutazioni climatiche e alla crescente intensità e frequenza di eventi atmosferici eccezionali. I cambiamenti colpiscono maggiormente le popolazioni più povere e le tendenze a livello mondiale nascondono grandi disparità su scala regionale.
Il costo dei cambiamenti climatici sarà particolarmente elevato per i piccoli agricoltori, prevalentemente nei paesi in via di sviluppo. Se non si agisce in fretta, entro il 2080 la siccità avrà ridotto del 10-20% la capacità cerealicola di base dei 40 paesi più poveri, essenzialmente in Africa sub-sahariana e America latina. Secondo le ultime stime ONU, la popolazione mondiale aumenterà dagli attuali 6,8 miliardi a 9,1 miliardi nel 2050 – un terzo in più di bocche da sfamare rispetto ad oggi. Tale crescita della popolazione avverrà quasi per intero nei Paesi in via di sviluppo. Si prevede che la popolazione dell’Africa sub-sahariana crescerà più velocemente (una crescita del 108%, pari a 910 milioni di persone in più), mentre in Asia orientale e sud-orientale crescerà più lentamente (una crescita dell’11%, pari a 228 milioni di persone in più). Nel 2050, circa il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città e nelle aree urbane, rispetto all’attuale 49%. Bisogna produrre il 70% di cibo in più per i 2,3 miliardi in più di persone che ci saranno nel 2050, al tempo stesso combattendo i problemi della povertà e della fame, usando in maniera più efficiente le scarse risorse naturali e adattandosi al cambiamento climatico. Ogni 15 secondi due bambini nel mondo muoiono di fame. E’ davvero una situazione inaccettabile. “Abbiamo i mezzi tecnici e le risorse per eliminare la fame dal mondo” ha detto il Direttore generale Fao, Jacques Diouf “è solo una questione di volontà politica, e la volontà politica è influenzata dall’opinione pubblica” e , dopo l’ultimo sciopero della fame , tenutosi a Roma tre settimane fa il presidente della FAO spera in tante sottoscrizioni dell’appello e ha aggiunto: “io spero che questo gesto, insieme ad altri, possa aiutare a raggiungere il nostro obiettivo di ridurre il numero di coloro che nel mondo soffrono la fame e il numero dei bambini che muoiono di fame o di malattie ad essa commesse”. Uno sciopero della fame dovuto alla richiesta di 1 miliardo di dollari per aiutare le popolazioni bisognose. Uno sciopero che è apparso come un’ isolata richiesta d’aiuto, chiaramente non accolta dalle Nazioni Unite. La risposta è una sola: ci sono i buoni propositi, ma al momento di procurare aiuti per le popolazioni sottosviluppate, non si arriva mai ad un accordo concreto.La FAO ha calcolato in 10 centesimi di dollaro a persona all’anno il costo di una integrazione a base di ferro. (l’anemia è la principale malattia da regime alimentare – colpisce un miliardo e mezzo di persone) del cibo destinato alle persone anemiche. Nella sola India un’operazione del genere verrebbe a costare 44 milioni di dollari l’anno. In Thailandia si è avuto successo con un programma che, prima di aggredire la malnutrizione combatte la povertà. Il programma ha dato vita ad una serie di iniziative produttive che comprendono l’introduzione di tecnologie agricole più moderne, la creazione di migliaia di centri di allevamento di bestiame, ed il miglioramento delle strutture educative e dei servizi sociali: la carenza di proteine è stata ridotta così da una prevalenza del 51 fino al 21% in termini globali, mentre le forme più drastiche di malnutrizione sono calate dal 2,1% allo 0,01. È allarme rosso per la situazione infanzia nel mondo. Ogni anno 11 milioni di bambini muoiono per cause facilmente prevenibili e molti altri si “perdono in mezzo aivivi”, resi invisibili dalla miseria,non registrati alla naseita o costretti a lavorare in condizioni estreme. Come i bambini soldato, o quelli nei bordelli, vittime dello sfruttamento sessuale. Oltre 600 milioni,sotto i 5 anni, devono sopravvivere con meno di un dollaro al giorno, 200 milioni sono affetti da rachitismo per malnutrizione e oltre 110 non vanno a scuola. Tutti gli uomini devono e possono battersi per la tutela dei diritti umani, troppo spesso violati. Non può esserci sviluppo se questo non è planetario, ed obiettivi dello sviluppo sono quelli di assicurare una condizione di vita dignitosa, un’alimentazione adeguata, un’assistenza sanitaria, istruzione, lavoro e protezione contro le calamità. Intervenire in aiuto delle Nazioni povere e di combattere la povertà attraverso ogni mezzo: sostenere i programmi internazionali; diffondere il messaggio con campagne di informazioni capillari e ripetute nel tempo al fine di sensibilizzare sempre più il cittadino; promuovere incontri con le Istituzioni cooperando con esse per istituire centri di raccolta e per formalizzare programmi di intervento educativo; attivarsi con i media per diffondere l’obbligo della difesa dei diritti umani.

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