Haiti ha vissuto una notte da incubo. La seconda, dopo il violento terremoto di magnitudo 7 che ha devastato martedì pomeriggio – la notte tra martedì e mercoledì in Italia-, l’isola di Haiti. Il sisma, un vero e proprio sciame sismico ha fatto registrare una decina di scosse nel giro di poche ore (la prima attorno alle 23 italiane), ha avuto il suo epicentro ad una quindicina di chilometri dalla capitale Port-au-Prince che ha quasi raso al suolo e che potrebbe aver causato oltre centomila morti. In migliaia hanno aspettato il giorno in strada, trovando riparo nei giardini pubblici. Alcuni testimoni raccontano che i cadaveri giacciono ancora nelle strade. Nella capitale haitiana la situazione resta caotica: mentre proseguono, anche se a rilento, i soccorsi immediati possibili in loco e inizia a muoversi la macchina degli aiuti internazionali, non c’è ancora chiarezza sull’effettivo bilancio delle vittime. La mancanza di comunicazioni e di infrastrutture efficaci fa temere che con il passare delle ore il numero dei morti possa raggiungere l’ordine delle centinaia di migliaia: «Vi sono 500 mila vittime», ha detto mercoledì Youri Latortue, senatore haitiano, basando la sua stima sui danni provocati dal terremoto; in precedenza il premier Jean-Max Bellerive aveva parlato di oltre centomila morti. Intanto c’è ansia per la sorte degli italiani presenti in loco. «Mancano all’appello decine di connazionali» ha fatto sapere il ministro Frattini. Al momento sarebbero ancora migliaia di persone sotto le macerie e decine di migliaia di feriti lasciati senza soccorsi; si teme anche per gli undicimila uomini della missione Onu, la Minustah, che garantisce l’ordine nel tormentato Paese: come tanti altri palazzi anche la sede della missione è andata distrutta e nel crollo è morto anche il responsabile, il tunisino Hedi Annabi.
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